STRADA DI FRANCESCO


lettera-capitolare-cittadina medievale del Centro Italia, città papale di confine, città umbra e laziale, Umbilicus Italiae. Rieti è attraversata da un fiume azzurro nel quale si riflette il tufo dei suoi palazzi storici e dei campanili delle sue chiese romaniche. La capitale dei Sabini, metropoli (in greco “madrepatria”) di Cures, a sua volta metropoli di Roma, Rieti è stata sede papale quando qui veniva concesso a San Francesco di predicare. La sua cultura è impregnata di transumanza, che lungo la via Salaria portava i pastori amatriciani attraverso il confine del Regno di Napoli fino a Roma, e con loro il famoso primo piatto.


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Prima di Roma, c’era Rieti. Due città dal legame indissolubile, dal momento che il territorio di Rieti ha dato i natali a re e imperatori romani e i suoi abitanti, i Sabini, hanno contribuito alla fondazione e all’espansione di Roma stabilendosi fino al Tevere e al colle Quirinale. Sorta nella piana reatina intorno al IX-VIII secolo a.C., alle pendici del Monte Terminillo e ad un’altitudine di 405 metri sul livello del mare, Rieti è capoluogo di provincia dal 1927. L’antica Reate, deve il suo nome a Rea, dea greca della terra e grande madre di tutti gli dei, o, secondo altre versioni, alla vestale Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, che qui dopo il parto sarebbe stata sepolta viva dallo zio Amulio. Inizialmente abitata dagli Umbri, Rieti fu poi conquistata dai Sabini e si impose come il più importante centro del territorio sabino sin dal VII secolo a.C.

Gli storici narrano che subito dopo la fondazione di Roma nel 753 a.C., in mancanza di donne e di supporto dai villaggi vicini, Romolo organizzò uno spettacolo durante il quale le donne sabine furono rapite e chiamate ad unirsi in matrimonio con gli uomini romani, in modo da permettere l’espansione della nuova città: si tratta del celebre episodio del “Ratto delle Sabine”, che sarà ritratto da artisti di fama internazionale come Jacques-Louis David, Nicolas Poussin e il Giambologna. La leggenda segue descrivendo come i Sabini di Tito Tazio si sarebbero quindi scontrati con i Romani di Romolo nella battaglia del Lago Curzio, che avrebbe visto le donne sabine frapporsi tra le due fazioni, costringendo i due popoli a stipulare un trattato di pace e, di fatto, ad unirsi. Tito Tazio era re di Cures e fondatore dell’insediamento sabino sul Quirinale. Cures stessa fu fondata da Modius Fabidius, figlio di una fanciulla di Reate e del dio sabino Quirinus. Cosi come Romolo per Roma, Fabidius fondò Cures e la chiamo Curis, dalla parola sabina per “lancia”, la stessa che da nome al dio sabino della guerra, Quirinus, nome che ricorda quello del colle Quirinale sul quale erano insediati i sabini di Roma.

Quel che è certo è che nel 290 a.C. Rieti fu definitivamente assoggettata a Roma grazie all’intervento del console Manio Curio Dentato, al quale si deve anche una straordinaria opera idraulica: la bonifica del paludoso Lacus Velinus, che portò al potenziamento dell’agricoltura nella fertile piana reatina e alla creazione della Cascata delle Marmore, tra le più alte e belle in Europa. La conquista romana si manifestò anche in una trasformazione urbana della città di Rieti: in questo periodo furono costruiti, infatti, l’antico Ponte Romano e il viadotto, corrispondente all’attuale Via Roma, con il quale la Via Salaria superava il fiume Velino. Il ponte, nel moderno quartiere Borgo, fu però distrutto e ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

Prima di Roma, c’era Rieti. Due città dal legame indissolubile, dal momento che il territorio di Rieti ha dato i natali a re e imperatori romani e i suoi abitanti, i Sabini, hanno contribuito alla fondazione e all’espansione di Roma stabilendosi fino al Tevere e al colle Quirinale. Sorta nella piana reatina intorno al IX-VIII secolo a.C., alle pendici del Monte Terminillo e ad un’altitudine di 405 metri sul livello del mare, Rieti è capoluogo di provincia dal 1927. L’antica Reate, deve il suo nome a Rea, dea greca della terra e grande madre di tutti gli dei, o, secondo altre versioni, alla vestale Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, che qui dopo il parto sarebbe stata sepolta viva dallo zio Amulio. Inizialmente abitata dagli Umbri, Rieti fu poi conquistata dai Sabini e si impose come il più importante centro del territorio sabino sin dal VII secolo a.C.

Gli storici narrano che subito dopo la fondazione di Roma nel 753 a.C., in mancanza di donne e di supporto dai villaggi vicini, Romolo organizzò uno spettacolo durante il quale le donne sabine furono rapite e chiamate ad unirsi in matrimonio con gli uomini romani, in modo da permettere l’espansione della nuova città: si tratta del celebre episodio del “Ratto delle Sabine”, che sarà ritratto da artisti di fama internazionale come Jacques-Louis David, Nicolas Poussin e il Giambologna. La leggenda segue descrivendo come i Sabini di Tito Tazio si sarebbero quindi scontrati con i Romani di Romolo nella battaglia del Lago Curzio, che avrebbe visto le donne sabine frapporsi tra le due fazioni, costringendo i due popoli a stipulare un trattato di pace e, di fatto, ad unirsi. Tito Tazio era re di Cures e fondatore dell’insediamento sabino sul Quirinale. Cures stessa fu fondata da Modius Fabidius, figlio di una fanciulla di Reate e del dio sabino Quirinus. Cosi come Romolo per Roma, Fabidius fondò Cures e la chiamo Curis, dalla parola sabina per “lancia”, la stessa che da nome al dio sabino della guerra, Quirinus, nome che ricorda quello del colle Quirinale sul quale erano insediati i sabini di Roma.

Quel che è certo è che nel 290 a.C. Rieti fu definitivamente assoggettata a Roma grazie all’intervento del console Manio Curio Dentato, al quale si deve anche una straordinaria opera idraulica: la bonifica del paludoso Lacus Velinus, che portò al potenziamento dell’agricoltura nella fertile piana reatina e alla creazione della Cascata delle Marmore, tra le più alte e belle in Europa. La conquista romana si manifestò anche in una trasformazione urbana della città di Rieti: in questo periodo furono costruiti, infatti, l’antico Ponte Romano e il viadotto, corrispondente all’attuale Via Roma, con il quale la Via Salaria superava il fiume Velino. Il ponte, nel moderno quartiere Borgo, fu però distrutto e ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

Prima di Roma, c’era Rieti. Due città dal legame indissolubile, dal momento che il territorio di Rieti ha dato i natali a re e imperatori romani e i suoi abitanti, i Sabini, hanno contribuito alla fondazione e all’espansione di Roma stabilendosi fino al Tevere e al colle Quirinale. Sorta nella piana reatina intorno al IX-VIII secolo a.C., alle pendici del Monte Terminillo e ad un’altitudine di 405 metri sul livello del mare, Rieti è capoluogo di provincia dal 1927. L’antica Reate, deve il suo nome a Rea, dea greca della terra e grande madre di tutti gli dei, o, secondo altre versioni, alla vestale Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, che qui dopo il parto sarebbe stata sepolta viva dallo zio Amulio. Inizialmente abitata dagli Umbri, Rieti fu poi conquistata dai Sabini e si impose come il più importante centro del territorio sabino sin dal VII secolo a.C.

Gli storici narrano che subito dopo la fondazione di Roma nel 753 a.C., in mancanza di donne e di supporto dai villaggi vicini, Romolo organizzò uno spettacolo durante il quale le donne sabine furono rapite e chiamate ad unirsi in matrimonio con gli uomini romani, in modo da permettere l’espansione della nuova città: si tratta del celebre episodio del “Ratto delle Sabine”, che sarà ritratto da artisti di fama internazionale come Jacques-Louis David, Nicolas Poussin e il Giambologna. La leggenda segue descrivendo come i Sabini di Tito Tazio si sarebbero quindi scontrati con i Romani di Romolo nella battaglia del Lago Curzio, che avrebbe visto le donne sabine frapporsi tra le due fazioni, costringendo i due popoli a stipulare un trattato di pace e, di fatto, ad unirsi. Tito Tazio era re di Cures e fondatore dell’insediamento sabino sul Quirinale. Cures stessa fu fondata da Modius Fabidius, figlio di una fanciulla di Reate e del dio sabino Quirinus. Cosi come Romolo per Roma, Fabidius fondò Cures e la chiamo Curis, dalla parola sabina per “lancia”, la stessa che da nome al dio sabino della guerra, Quirinus, nome che ricorda quello del colle Quirinale sul quale erano insediati i sabini di Roma.

Quel che è certo è che nel 290 a.C. Rieti fu definitivamente assoggettata a Roma grazie all’intervento del console Manio Curio Dentato, al quale si deve anche una straordinaria opera idraulica: la bonifica del paludoso Lacus Velinus, che portò al potenziamento dell’agricoltura nella fertile piana reatina e alla creazione della Cascata delle Marmore, tra le più alte e belle in Europa. La conquista romana si manifestò anche in una trasformazione urbana della città di Rieti: in questo periodo furono costruiti, infatti, l’antico Ponte Romano e il viadotto, corrispondente all’attuale Via Roma, con il quale la Via Salaria superava il fiume Velino. Il ponte, nel moderno quartiere Borgo, fu però distrutto e ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

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